Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice
Hipster
Sono per definizione la categoria umana più di moda del momento. Lo sono da sempre. Ecco come sparlarne a ragion veduta.
15 AGO 20

- Non sapere esattamente che cosa siano, ma infilarli spesso nella conversazione suggerisce open-mindedness (rigorosamente in inglese) e attenzione ai fenomeni della contemporaneità.
- Tollerarli con fastidio. Non spiegare perché.
- Interrogarsi sul perché debbano portare una folta barba da trapper, come Jovanotti o Di Caprio. Astenersi vaniloqui sulla resistenza al conformismo ecc.
- Preferibilmente indossare sempre il cappello, anche in interni. (Vedi seguente)
- Dissertare sui tipi di cappello adatti e concludere che il trilby sia imbattibile. Non spiegare mai per primi cosa sia il trilby: attendere fiduciosi che qualcuno lo chieda. (Vedi seguente)
- Trilby: ottimo; sempre (riferimento: Frank Sinatra). Fedora: valutare di volta in volta; attenzione all’effetto funghetto per i brevilinei (riferimento: Johnny Depp/Indiana Jones). Borsalino: evitare; antico (riferimento: Alain Delon)
- Collezionare dischi in vinile, preferibilmente di bebop e rock storico denuncia l’amore per i valori intramontabili. (Vedi seguente)
- Intrattenere buoni rapporti con la tecnologia, ma solo con quella di alcune generazioni fa: adorare i vinili, le compact cassette, i vhs. Supremo oggetto di culto: lo Stereo 8; soprattutto quegli esemplari – rarissimi – senza automobile annessa.
- Se il contesto può apprezzare, fare un breve excursus storico sull’evoluzione del termine, dall’origine nel bebop anni ’40, fino a oggi in cui indica genericamente i fighetti più o meno alternativi. Di seguito deplorare la diluizione semantica. (Vedi seguente)
- Tuonare contro l’uso del termine a capocchia. (Vedi seguente)
- Uno dei termini più abusati, superato solo dallo storytelling.
- Dibattere accanitamente su dove finisca l’hipster e dove cominci il radical chic.
- Fondamentale farsi trovare a leggere libri di autori impervi, meglio in originale, molto meglio se su temi di nicchia come l’influenza di Hiroshige sull’impressionismo. Sempre validi i classici: Dostoevskij su tutti. Diffidare dell’ebook, adorare il profumo della carta.
- Citare il Rat pack. Se nessuno ricorda cosa fosse, lasciar perdere: troppo lungo da spiegare.
- Dibattere accanitamente su quale sia il quartiere più hipster della propria città. A Roma il Pigneto ormai è mainstream e perciò insidiato dal Quadraro, mentre già si profila il radioso futuro di Torpigna. A Milano per mancanza di alternative continua a essere hipster l’Isola, giacché la Bovisa non è mai veramente decollata. Dolersene. (vedi seguente)
- Un quartiere per essere davvero hipster deve avere almeno un paio di caffè délabré, in cui trenta-quarantenni, prevalentemente di sesso maschile, possano stanziare cinchischiando con il Mac intorno a sceneggiature destinate a un precoce oblio.
- Discutere se il risvoltino al pantalone sopra la caviglia sia veramente hipster o solo un futile manierismo.
- Il mainstream è il male. Convenirne.
- Avere un atteggiamento dialetticamente critico nei confronti dei social network, tuttavia postare a raffica foto di dettagli incomprensibili, con commenti interpretabili solo da altri membri della setta.
- Gli occhiali sono un accessorio importante, ma attenzione ai cliché. Ergo: rivalutare le lenti a contatto.
- Bere esclusivamente dal collo della bottiglietta. Disdegnare tutto ciò che non si può bere così.
- L’hipster predilige la bicicletta, meglio se a scatto fisso, ancorché in città non di pianura sia una clamorosa rottura di scatole. Convenirne. Dolersene.
- Essere sempre aggiornatissimo sulle riviste online è un dovere morale. Se si arriva per primi a consigliarne una che poi prende piede, si guadagnano molti punti sociali.
- Rompere tantissimo i coglioni con Charlie Parker.